La notte di San Giovanni ha acceso a Sa Mandra una luce speciale, fatta non solo di braci e rituali, ma di parole capaci di farsi “casa comune”. L’incontro tra Naràmi, il contenitore culturale di Sa Mandra, e il festival letterario Dall’altra parte del mare (nato ad Alghero grazie all’Associazione Itinerandia), ha dato vita a un evento che resterà a lungo nei ricordi di chi ha saputo ascoltare. In questa cornice, la Poesia e la narrazione sono diventate il ponte ideale tra terra e spirito, grazie alla presenza di due autrici straordinarie: Antonella Anedda e Bastiana Madau.
La serata si è aperta alle 19:00 con il viaggio identitario di Bastiana Madau, che in conversazione con Enedina Sanna e attraverso le letture di Maria Giovanna Ganga, ha presentato il suo ultimo lavoro, “Maestre dell’Università sconosciuta” (Soter). Madau, figura poliedrica che spazia dalla critica letteraria all’animazione culturale, ha saputo dar voce a saperi che corrono lungo sentieri lontani dalle ufficialità accademiche, intrecciando la memoria personale con riflessioni profonde sulla filosofia e sul valore inestimabile della narrazione orale.
A seguire, il dialogo si è spostato sulle vette della poesia italiana contemporanea con Antonella Anedda, in un confronto intenso con Raffaele Sari. Attraverso le sue opere più recenti, Anedda ha trasportato i presenti tra le pieghe del tempo e dello spazio. Con “Historiae”, fresca di traduzione in lingua catalana a cura di Joan-Elies Adell, la poetessa ha dipanato un racconto che muove dai classici come Tacito e Lucrezio per approdare agli anfratti più intimi del quotidiano, trasformando le assenze personali in spazi universali. Con “Geografie”, invece, la sua prosa si è fatta voce della natura: mari, foreste e pianure sono diventati lo scenario per riflettere sui mutamenti biologici, politici e climatici che attraversano e segnano l’universo intero.
Ma la serata non è stata solo parola: è stata carne e fuoco. Al calar del sole, il fuoco di San Giovanni ha rischiarato il buio, invitando i presenti a officiare quei rituali intimi che radicano le consuetudini nella terra. Tra salti del fuoco per suggellare il comparatico e gesti antichi, la magia della notte solstiziale ha preso corpo, mescolando poesia, cibo e tradizione. Una miscellanea di sensazioni che si è conclusa attorno al desco di Sa Mandra, dove la cena di San Giovanni ha trasformato la convivialità in un atto celebrativo dei nostri sedimenti ancestrali. Una notte indimenticabile, in cui la cultura è tornata a essere ciò che dovrebbe sempre essere: un fuoco che scalda e che unisce.