NARAMI

Musica e radio libere: Giacomo Serreli

In questo evento di “Nàrami, Giacomo Serreli ha chiacchierato con il giornalista Francesco Pinna del suo libro DROPOUT MUSIC: Itinerari per il mondo di un dj radiofonico (EDES).

L’autore, di professione giornalista, non ha mai celato la sua grande passione per la musica. Era l’ottobre del 1975 quando un giovane Serreli ha iniziato la sua avventura di dj in modulazione di frequenza su una radio libera di Cagliari, Radio Brasilia, e Dropout music è stata la sua prima trasmissione radiofonica. È stata poi la volta di Radiolina; il salto a Videolina è stato quasi automatico, è venuta la Rai, il giornalismo, lo sport: il basket e la grande esperienza come mezzobusto in tv a raccontare la Sardegna.

È meticoloso Giacomo Serreli: sfogliare il suo libro ha significato condividere passioni, sentire suoni, il groove di una “musica ribelle” che ha fatto la storia della musica e della radio. Sorprendenti sono state le scalette delle prime trasmissioni: si è passati dal rock dei Rolling Stones a Janis Joplin, ai Velvet Underground, ai Doors; mitiche formazioni che ancora oggi graffiano l’etere con i loro indimenticati riff. C’è stato posto anche per Donovan, Bob Dylan, Leonard Cohen, i Beatles, i Pink Floyd, i Soft Machine e tanta tanta dropout music.

Non solo intrattenimento, ma anche studi e approfondimenti hanno fatto intrecciare rapporti con il progressive, con la world music, con il jazz, con l’impegno degli Stormy Six, di Claudio Rocchi, indimenticato cantautore e amico. Ricco e poderoso è stato anche il capitolo dedicato alla Sardegna, alle sue radici musicali e al loro riverbero nella contemporaneità.

Si è rivelata una serata densa, perché a solleticare l’autore c’è stato Francesco Pinna, anche lui giornalista, figlio e diretto artefice di quell’epoca: gli anni Settanta in cui il monopolio RAI è stato eroso dal propagarsi in modulazione di frequenza delle cosiddette Radio Libere.
Era sufficiente una soffitta, uno scantinato; non era importante l’attrezzatura tecnica, era importante esserci, comunicare, raccontare l’impegno e soprattutto far conoscere altri tipi di musica, che echeggia nell’etere e si impossessa della mente come un ritornello: “Amo la radio perché arriva dalla gente, entra nelle case e ti parla direttamente, e se una radio è libera, ma libera veramente, mi piace ancor di più perché libera la mente.” Eugenio Finardi docet.

 

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